123645698I Libri delle Rune Zen

LE RUNE

Delle Rune si può ricordare quanto fossero strumento privilegiato di consultazione per sciamani nord europei e poi per i druidi celti, riponendolo così nella memoria collettiva come strumento di magia, come “cosa segreta” o conoscenza sacra, sciamanica. Con il passaggio di mano ai capotribù i simboli runici hanno perso la caratteristica segretezza ed acquisito una veste meno misteriosa, più laica, e si è iniziato a considerarli non più simboli magici bensì strumento di consultazione, utile integrazione a sostegno del buon governo. Un governo saggio perché lungimirante.
Questo elemento di necessità culturale e sociale ha laicizzato le Rune, espropriando gli sciamani di un monopolio che venne così affidato ai capotribù che si trovarono così ad essere detentori di un potere che corrispondeva ad una responsabilità non solo politica e culturale ma anche sociale e spirituale. Probabilmente questo passaggio fu necessario perché con il moltiplicarsi dei nuclei tribali ed in assenza di un adeguato numero di sciamani che coprisse tutte le tribù, i naturali riti tribali –dai matrimoni alle nascite, dalle iniziazioni ai passaggi di status, dalla creazione di nuovi insediamenti all’attivazione di nuove attività-, diventarono competenza del capotribù. In questo modo colui che deteneva il potere temporale e che era tenuto a gestirlo negli interessi del gruppo, scegliendo saggiamente, si ritrovò anche a dover inaugurare ogni nuova attività ed a presiedere anche ad altri  riti ed iniziazioni.
Tra le indispensabili scelte richieste ad un capotribù anche in assenza dello sciamano –in altri tempi considerato referente preferenziale per questo tipo di scelte, forse una delle più importanti comprendeva il decidere come e quando, ma soprattutto dove dirigere la tribù con l’avvento della primavera, Tempi, modalità e luoghi a quei tempi potevano determinare la sopravvivenza del gruppo o la sua morte. La competenza di un capo nello scegliere dove direzionare la caccia, influiva sul benessere di tutto il gruppo.  Per questo è logico pensare che solo in secondo piano venivano considerate le sue capacità “politiche” nel gestire la compattezza del gruppo, l’ordine e la cooperazione. Non deve meravigliarci se anche i rigidi confini che distinguevano il campo politico dalla magia furono infranti nel nome della sopravvivenza umana. Affidare il potere della lettura delle Rune ai capotribù fu infatti necessario per assicurare a tutte le tribù quelle capacità divinatorie necessarie alla sopravvivenza del gruppo.